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polaroid Magazine

Polaroid  Magazine Milano  – 1986

Polaroid 50X60, the Big One

La mia collaborazione con Polaroid in Italia è iniziata nel 1986, quando nello Studio 117 di Milano è stata introdotta per la prima volta la macchina fotografica istantanea più grande al mondo, la Polaroid 50×60, conosciuta come The Big One. Questo capolavoro unico, di cui esistevano solo tre esemplari nel mondo, ha segnato l’inizio di una partnership innovativa. Nel corso degli anni successivi, questa straordinaria macchina ha viaggiato per l’Italia, catturando momenti indimenticabili e trasformando l’arte della fotografia istantanea. Nel 1990 ho proposto e portato a termine un progetto ambizioso intitolato “Carnevale a Milano”, utilizzando proprio il banco ottico 50×60 Polaroid. Ho allestito uno studio all’aperto in Piazza Duomo, sotto una tenda, dove ho creato uno sfondo dipinto raffigurante una scena tipica di Milano, un’idea che richiamava le tradizioni dei fotografi dell’Ottocento. Nel corso di quattro giorni intensi, ho immortalato circa 150 persone nei loro splendidi costumi carnevaleschi. Il successo di questo progetto è stato straordinario e ha dato vita a mostre in tutta Italia, mettendo in mostra il fascino unico delle fotografie Polaroid e il talento dietro l’obiettivo.

La Polaroid 50×60 a Ferrara  – 1994

Buskers

Realizzando questo progetto ho voluto dare ai Buskers lo speciale riconoscimento che essi meritano, come veri artisti. Può sembrare contraddittorio fotografare i Buskers in un ambiente artefatto come uno studio, ma ho fatto questa scelta perché istintivamente, quando fotografo una persona, cerco la sua partecipazione nell’azione del ritratto. Prendendo i Buskers fuori dal loro contesto abituale della strada e posizionandoli nella dimensione concentrata e separata dello studio, ho condiviso con loro uno spazio privato all’interno di una atmosfera particolare. Il mio scopo e la mia sfida, nella creazione della luce e nel tentativo di dirigere l’azione, sono quelli di trovare un modo che rivelerà qualcosa di speciale del loro io interiore mentre suonano per me, il loro fotografo.

Quello che mi attira di più, al di fuori dei tradizionali criteri pubblicitari e commerciali, è capire tutto cioè che è diverso, che appartiene alle cosiddette sub-culture: persone o gruppi che vivono, e spesso sopravvivono, solo grazie alla passione che mettono in quello che fanno.